E’ tempo di superare alcuni pregiudizi intorno al vino che provengono a noi da un passato remoto. Al tempo in cui sono nate avevano certamente una giustificazione, resta il fatto che occorre concedersi la possibilità di aprirsi a nuovi punti di vista e prospettive che aprono i sensi e la mente ad un approccio più libero….

Sarà perché nell’antichità la chiamavano Enotria ovvero terra del vino, sarà perché molti italiani ritengono di sapere molto, ma amano approfondire poco…

… resta il fatto che molti pregiudizi intorno al vino resistono nel tempo, spesso senza ragione. Se poi aggiungiamo che il mondo agricolo è per natura conservatore, scardinare i pregiudizi diventa un’impresa titanica.

 

Il tappo a vite

Non ha mai realmente preso piede nel nostro paese. Per l’Italia del  vino di qualità il tappo in sughero è un dogma non discutibile.

Se è vero che è fortemente consigliato per i vini sottoposti ad affinamento, è altrettanto vero che il tappo a vite è altrettanto valido per i vini dell’annata e garantisce di non lasciare sentori fastidiosi al vino. 

Purtroppo tra i vini italiani risulta non pervenuto, ma se ti capita di trovare delle bottiglie non lasciarti condizionare negativamente dalla chiusura e affidati ad altri criteri per confermare la  tua scelta.

 

Si fa presto a dire Prosecco

Nel mondo delle bollicine tutto viene chiamato automaticamente Prosecco, soprattutto da parte degli ospiti stranieri.  Non è così, suona bene e che è anche facile da pronunciare, tuttavia il mondo delle bollicine è vasto e per conoscerlo ci vuole un pochino di pazienza e di umiltà. Qualche approfondimento sul metodo di produzione lo trovi anche nel mio blog.

Per limitare la confusione potremmo cominciare con dire che si può chiamare Prosecco doc in etichetta solo il vino spumante o frizzante prodotto nelle provincie del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, con l’eccezione di Verona e Rovigo.

Tutto il resto di vino spumante italiano deve chiamarsi in altro modo, più o meno famoso. Questo non toglie nulla alla qualità che può essere eccellente, anche senza una grande notorietà. In fondo pochi vini sono veramente famosi, rispetto all’immensa varietà che produciamo.

 

Il vino rosso si serve a temperatura ambiente

Dietro la parola rosso si nasconde un mondo che si traduce in annate, affinamenti, consistenze, sensazioni gusto olfattive. Ovvero il mondo della degustazione rifiuta a priori le soluzioni semplici.

Per cui se vogliamo godere di un vino la sua massima espressione, prendiamoci la briga di conoscerlo un po’, capire cosa ci possiamo aspettare e metterlo in condizione di dare il meglio di sé. D’altro canto la temperatura “ambiente” è la cosa più mutevole del mondo.

 

A quale ambiente ci riferiamo?

La temperatura massima consigliata per il servizio dei vini rossi importanti è 18⁰, tenendo in considerazione che appena versato nel bicchiere il vino recupera almeno 2 gradi, significa che il vino può essere conservato in casa solo durante i mesi invernali, poi deve stare in una cantina oppure in un frigorifero adeguato.

Più bassa può essere la temperatura per un vino giovane, senza affinamento in botte, la cui varietà esprime una struttura media. Tali vini rossi possono anche essere consigliati in abbinamento a piatti di pesce, un po’ elaborati.

 

Il vino in lattina è un vino scadente

Premesso che il vino nella lattina non ci entra da solo, intorno al contenitore nei prossimi anni ne vedremo delle belle. Negli Stati Uniti, la lattina proposta come contenitore leggero e riciclabile sta conquistando fette di mercato tra i consumatori giovani e preparati.

Il vino contenuto esprime qualità nelle scelte della viticoltura e della vinificazione, proviene da precise varietà e cru, è spesso biologico o addirittura biodinamico e viene posizionato al consumatore intorno ai 4-5$ a lattina di 250 ml. Un prezzo corretto, anche per i consumi e la salute dei consumatori.

In Europa tutto questo è molto complicato, in parte anche dalle regole delle DOC che escludono contenitori diversi dalle bottiglie. Sebbene sia  ampiamente dimostrato, che il vino di qualità può anche riguardare denominazioni meno autorevoli,  il vino stenta a trovare un posizionamento corretto al di fuori della distribuzione HoReCa tradizionale che per ovvie ragioni rifiuta la lattina.

Resta da vedere se la rivoluzione dei consumi imposta da Covid-19 che limiterà il lavoro dei ristoranti a vantaggio di situazioni maggiormente private, aprirà spazi anche per il nuovo packaging.

 

Il Bag-in-Box questo sconosciuto

Un discorso simile al tema “lattina” potremmo riconoscerlo al Bag-in-Box: il vino sfuso del terzo millennio.

Proposto in una confezione sottovuoto, pratico, igienico, molto riciclabile, mantiene inalterata la qualità del vino.

Apprezzato in tutto il mondo per il formato ideale in 3 litri, ideale per i consumi di una famiglia, non ha mai preso veramente piede in Italia, grazie ai pregiudizi intorno al vino di cui sopra.

E’ perfetto per i momenti semplici e di compagnia, per le grigliate, per gli incontri con gli amici, per tutti quei momenti in cui “easy drinking” non si riferisce solo al vino, ma alla situazione di consumo.

 

Il vino bianco è più leggero del rosso

Se la misurazione del vino è in volume alcol, è facile intuire che il colore influisce poco sull’intensità e sul contenuto alcolico della bottiglia. Rosso o bianco da 12 gradi sono più facili da gestire rispetto a 14 gradi; aggiungiamo il fatto che i bianchi generalmente si servono freddi e questo li fa percepire, a parità di grado, come meno intensi, ma il risultato non cambia.

I colori non influiscono sul grado alcolico del vino, di certo l’analisi visiva ci fornisce strumenti che ci aiutano ad intuire quali vini possono presentare maggiore o minore intensità.

 

Il vino rosato non è un vino vero e proprio

Da un punto di vista tecnico fare un vino rosato è decisamente più complicato  che fare un vino rosso.

In Italia, troppo spesso, il mercato interno preferisce lamentarsi anziché informare correttamente i consumatori, a quel punto poco possono fare i produttori che si impegnano verso la qualità.

Per chi apprezza, il vino rosa non ha nulla da invidiare ai suoi “colleghi” più tradizionali e l’idea che sia un vino solo per la stagione estiva è assolutamente da sfatare. Se ti incuriosisce il tema, ti propongo un’enoesperienza in un territorio vocato al rosa. Per superare i pregiudizi intorno al vino l’unico rimedio è fare esperienza, magari insieme a persone con esperienza e con la mente aperta.

 

“Il più buono”

Per concludere, ad una degustazione è bene non chiedere di assaggiare il vino migliore di un’azienda. Vorrebbe dire che in una gamma, tutti gli altri non hanno ragione di esistere. Esiste il vino migliore in base alle occasioni di servizio e di consumo, non il vino migliore in assoluto.

 

La curiosità è femmina?

In controtendenza rispetto al passato sempre più donne si interessano al mondo del vino. Complice anche l’enoturismo che incrementa le opportunità di fare esperienza con il vino e chi lo produce.

Invito anche qui a superare il pregiudizio e invito tutti a cogliere tutte le opportunità per guardarsi intorno, ascoltare, annusare…

Il vino si lascia degustare a diversi livelli e se all’inizio, siamo coinvolti dalle spiegazioni per capire, mano a mano che le informazioni sono acquisite, entrano nuove sfumature e livelli differenti di percezione.

I pregiudizi intorno al vino ti limitano nel costruire il tuo personale bagaglio di wine experiences. Rimani vigile e lasciati ispirare, resta pronto a cogliere nuovi spunti e profumi e se ti va, verifica con la scheda tecnica la ragione della tua scoperta.

 

Cheers!

 

 

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Patrizia Marazzi Wine Tourism Wine Expert

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