Italians drink the wines they know

Gli italiani bevono i vini che conoscono

Gli italiani bevono prevalentemente i vini che conoscono, meglio ancora se prodotti sul loro territorio di residenza. L’analisi di Wine Monitor di Nomisma,  presentata durante Vinitaly 2019, racconta nel dettaglio le abitudini di consumo degli italiani.  E anche se il presente è sufficientemente roseo, puó essere comunque utile analizzare le tendenze e considerare eventuali lacune da colmare, in primis la conoscenza dei vini italiani. Anche la differenza di genere gioca un ruolo, colmato in parte dell’enoturismo. Dimmi cosa bevi… e ti dirò dove vivi.

I numeri per leggere i comportamenti

“L’indagine realizzata sul consumatore italiano di vino – ha detto il responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini –, è stata declinata in profondità per aree, regioni e grandi città. E’ un dettaglio necessario per capire a fondo le tendenze che si stanno delineando nel mercato nazionale. Un mercato da non trascurare, non solo per il valore che esprime, ma per il fatto che la brand reputation dei nostri produttori e dei nostri vini – da far poi valere sui mercati esteri – si costruisce innanzitutto in Italia”.

Il quadro indagato dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor si riferisce a 6 regioni (Veneto, Lombardia, Piemonte, Toscana, Campania e Sicilia) e 3 città (Roma, Milano e Napoli). E rende un’Italia del vino abbastanza uniforme nelle abitudini al consumo, con una lieve prevalenza al Nord, dove si concentra anche una maggior conoscenza del prodotto. Il quadro conferma che gli italiani bevono prevalentemente i vini che conoscono.

La ricerca mette in evidenza che il mercato interno vale 14,3 miliardi di euro nel 2018 per un volume di vino venduto pari a 22,9 milioni di ettolitri. Queste cifre collocano il nostro paese al quarto posto nel mondo dopo USA, Francia e Regno Unito. Il vigneto Italia misura 650mila ettari, con 406 vini a denominazione, 310mila aziende.

Ma molto è cambiato nell’evoluzione dei consumi in Italia: “Nella popolazione tra i 18 e i 73 anni – ha spiegato ancora Denis Pantini – l’88% ha risposto di aver bevuto almeno una volta vino nell’ultimo anno. Un consumo che è stato per il 77% degli italiani di spumante e per una medesima percentuale di vino bianco, per il 76% di vino rosso, per il 57% di rosé e per il 51% di Spritz”.

Nord, Sud, Centro: ad ognuno il suo… 

La ricerca dimostra altresí che i consumatori abituali sono fedeli al vino rosso, mentre per le altre tipologie il consumo è più sporadico e fuori casa. E poi ancora Roma beve più bianco, Napoli privilegia i rossi e a Milano  domina lo sparkling in tendenza con tutto il nord. A sorpresa il consumo di vino rosato, generalmente molto basso in tutta la penisola trova fan nel capoluogo partenopeo e in quello meneghino. Lo spritz si fa largo su tutta la penisola, prevalentemente tra i giovani e nel consumo fuori casa, anche se in realtà non può essere collocato tra i vini.

Le tendenze per il futuro

Tra i “saranno famosi” nei prossimi 2 – 3 anni gli italiani indicano: gli autoctoni (28%), i biologici (19%), i vini veneti, piemontesi, toscani, pugliesi e siciliani. Non mancano quelli leggeri, facili da bere e da mixare. Quest’ultima informazione indica un trend in controtendenza rispetto ai gusti del consumatore fino a qualche anno fa. Vino nel bicchiere, ma anche in campagna: il 23% degli italiani  hanno fatto una vacanza/escursione in un territorio del vino e solo il 18% esclude questa possibilità in futuro. Tra le mete più ambite, stravince la Toscana con il Chianti e Siena, poi Piemonte (Langhe e Asti) e il Veneto.

Tanti vini, poca conoscenza…

Purtroppo ai numeri abbastanza confortanti sui consumi, non corrisponde altrettanta conoscenza del vino da parte del consumatore. Si rilevano grandi divari per genere e aree del paese,  il risultato è che si beve prevalentemente per “tendenza” o per tradizione, a conferma che gli italiani bevono prevalentemente i vini che conoscono e sono poco propensi a farsi tentare da nuove avventure.

Con oltre 400 denominazioni, l’offerta è impressionante. Tuttavia solo un quarto dei consumatori intervistati si dichiara in grado di riconoscere cosa sta bevendo, una porzione che sale nei maschi (33% contro il 18% delle donne), nel Nord Ovest (31%) e in maniera direttamente proporzionale al reddito (45%) e alla scolarità (laureati al 39%). Per l’enoturista  la scelta del territorio di produzione vince su denominazione e vitigno, ma i tre dati aggregati sommano il 61% delle risposte e si rivelano molto più importanti di prezzo, brand aziendale, consigli di sommelier e caratteristiche green.

… anche tra le zone prestigiose

Più marcate le differenze sulla conoscenza dei grandi vitigni: alla domanda sulla provenienza regionale di Amarone della Valpolicella, Brunello di Montalcino e Franciacorta, solo 1 italiano su 4 risponde correttamente. La geografia delle risposte premia i veneti (38% di risposte senza errori), seguiti da Lombardia (34%), mentre fanalini di coda sono la Sicilia e la Campania, dove la soglia si abbassa a circa 1/5 dei rispondenti.

Dove va l’enoturista?

L’interesse per l’enoturismo è rilevato tra il 23% dei consumatori, trainato da un 36% a Milano. Il dato combacia perfettamente con il “wine lover” curioso e conoscitore del vino nazionale. Le slide, qui di seguito, sintetizzano bene queste informazioni. Le puoi consultare qui. 

CONCLUSIONI

L’insieme dei dati fornisce delle riflessioni interessanti sia per chi produce, che per chi opera a servizio del mondo del vino.

Qualche considerazione:

a. notorietà dei territori e delle denominazioni. Proclamiamo spesso che all’estero si citano sempre e solo gli stessi territori, salvo verificare che i consumatori italiani rispecchiano fedelmente i consumatori esteri dei nostri best-seller. Nulla da eccepire, semmai domandarsi come mai l’enoturista, per oltre un terzo milanese, non contempla tra le sue “top destination”  la Franciacorta e la Valtellina, che offrono vini perfettamente in linea con il profilo del consumatore colto e con capacità d’acquisto.

b. nelle diverse aree geografiche si consuma per tendenza e per tradizione – ovvero, il consumatore è “condizionato” nella propria scelta dal vino più in voga del momento oppure da quello storicamente più consumato sul territorio. Di conseguenza è meno stimolato verso la degustazione di un vino mai provato prima. Da una converazione con un buyer straniero, risulta che il consumatore italiano è in assoluto il più conservatore nelle abitudini enogastronomiche.

c. pregiudiziqualche giorno fa un esperto commentava un atteggiamento snob degli italiani verso il Prosecco in generale, a vantaggio degli spumanti Metodo Classico, in controtendenza con il trend mondiale, entusiasta della bollicina italiana più popolare all’estero. C’è del vero, ma i pregiudizi si combattono con la conoscenza. Infatti chi sa come e dove sono determinati vini, sceglie accuratamente la destinazione.

Comunque la si guardi, la diffusione della conoscenza ha un impatto lento, ma certo investire sulla conoscenza del consumatore, alla lunga, ripaga.

 

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Patrizia Marazzi Wine Tourism Wine Expert

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