Enoturismo

La mia idea di enoesperienza

La visita in cantina in questi anni sta riscuotendo tanto successo e il merito non può essere solo per il liquido contenuto nelle singole bottiglie.

Perché andiamo in cantina? Per assaggiare un vino nuovo? Per comprare le bottiglie nel luogo di produzione? Perché ci affascinano le botti di legno?

Bisogna certamente riconoscere che quelle di acciaio, non sono poi così attraenti, ma non si tratta solo di questo. Ci sono altri modi,  anche più veloci, per ottenere sulla propria tavola una determinata bottiglia. 

Ecco che la vera domanda diventa quindi, ma il vino è il fine o il mezzo? 

Io propendo per la seconda ipotesi. 

Il vino è il raccordo più accessibile tra la natura e la convivialità, il mezzo che permette di unire le tradizioni della terra e la storia con la bellezza dello stare insieme.

Tra le prime e la seconda ci sono molti aspetti da esplorare che occorre conoscere per poter apprezzare appieno il vino che si va a degustare. La mia esperienza e conoscenza diventano il ponte che permette di provare a capire il mondo produttivo del vino prima di approdare in cantina, la collaborazione tra l’uomo e la natura attraverso le stagioni e l’esperienza di convivenza millenaria.

L'enoesperinza diventa quindi un’esperienza con il vino, o meglio grazie al vino, non il mero assaggio.

Un’esperienza sensoriale completa, dove non vengono stimolate solo le papille gustative, ma dove tutti i sensi sono coinvolti e vigili.

E' l'autenticità che tutti dichiarano di cercare quando pensano ad una esperienza enogastronomica.

I nativi digitali più di altri avvertono il bisogno di concretezza, è niente è più affidabile della terra e della collaborazione umano-terra nella creazione degli alimenti.

Le enoesperienze sono un viaggio nel viaggio.

Un primo viaggio del corpo e della mente  attraverso le vigne per prepararsi consapevolmente  all’incontro con il vino.

Un secondo viaggio attraverso la degustazione  del vino che conduce alla ricerca della sintesi del lavoro di squadra tra le persone e l’ambiente.

Le enoesperienze sono un viaggio nel viaggio.

Un primo viaggio del corpo e della mente  attraverso le vigne per prepararsi consapevolmente  all’incontro con il vino.

Un secondo viaggio attraverso la degustazione del vino che conduce alla ricerca della sintesi del lavoro di squadra tra le persone e l’ambiente.

I miei valori

Tre sono i valori che mi guidano e che cerco di condividere:

Edutainment - L'obiettivo di una enoesperienza non è certamente il far diventare esperti degustatori in un pomeriggio, ma imparare qualcosa di nuovo intorno al mondo del vino mentre ci si diverte. Sono sempre felice se ognuno può portare con sé un piccolo bagaglio di nuove conoscenze.

Sostenibilità - Seguendo la regola del Less is more le proposte cercano di limitare gli sprechi, avere atteggiamenti responsabili sono aspetti che si conciliano perfettamente quando ci si muove nella natura e negli spazi aperti. Le esperienze più gratificanti sono spesso in sintonia con questa sensibilità. Sia a piedi che in barca a vela, l’obiettivo è di fare enoturismo sostenibile e di utilizzare il più possibile energia naturale per misurarci con l’ingegno umano e anche con i nostri limiti fisici. 

Benessere “a lento rilascio” - Le enoesperienze nella natura sono gratificanti mentre si partecipa, ma lo stato di positività e piacere che procurano dura anche nei giorni successivi  e fanno tornare il desiderio di partecipare ancora.

I miei perchè

L'emozione che si vive durante un'esperienza può essere difficile da tradurre in parole.

I miei perchè sono le motivazioni che mi hanno spinta a creare questi percorsi.

Te li racconto perchè tu li possa conoscere prima di partire con me per una enoesperienza

Se ti risuonano, sei pronto!

Perché a piedi?

Camminare è la dimensione naturale del muoversi adagio.
Permette di assecondare all’istante ogni stimolo sensoriale, come un profumo, un ronzio, … Permette di concedersi il tempo di guardarsi attorno senza fretta o frenesia, con il solo obiettivo di dedicarsi a cogliere ogni dettaglio.

Camminare è il viaggio, non la meta.

Il mezzo è il nostro corpo con i suoi “sensori” tattili, visivi, olfattivi attivi.

Sensori che vengono stimolati dal movimento e dall’ambiente e poi appagati dalla degustazione in cantina.

E' un’immersione nello spazio che ci circonda.

Per chi?

Per chi predilige l’intensità alla velocità.

Per chi apprezza lo spessore delle cose semplici e autentiche.

Per chi ama riscoprire il benessere dell’essenziale, la compagnia della natura e della terra e negli esseri umani vede il lato migliore. 

L’intimità del gruppo tutela la possibilità di conoscersi e interagire con tranquillità.

Per questo le enoesperienze sono riservate a piccoli gruppi precostituiti sia di amici che di associazioni o imprese che vogliano proporle ai loro clienti (per esempio gruppi di wine lovers, importatori di vino per i loro clienti), così come a camminatori che vogliono spaziare nell’enogastronomia, amanti del turismo sensoriale ed esperienziale, turismo rurale, etc.

Perché con me?

La mia famiglia di un tempo, cui sono profondamente grata, mi ha permesso di avvicinarmi alla terra presto, conoscendo sia l’aspetto bello che quello complicato dell’imprevisto e della vulnerabilità. 

Bisogna sempre tenere presente che le tradizioni che celebriamo oggi e che il mondo ci invidia, solo pochi decenni fa costituivano il lavoro quotidiano dei nostri antenati, per garantire la sopravvivenza delle proprie famiglie. 

Il cappello di paglia che sempre indosso durante le wine-experience  è il mio tributo a loro, al lavoro in campagna e al bisogno di proteggersi dal sole estivo intenso.

Quando fare un'enoesperienza?

Una enoesperienza di degustazione si può fare in tutte le stagioni.

L’esperienza nel vigneto è invece consigliabile quando il clima lo consente, quindi dalla fine di aprile all’inizio di novembre.

Nei mesi più caldi è anche possibile programmare un’attività nelle ore serali, a seconda della luce.

Perchè una enoesperienza in italiano?

L’origine della vite viene fatta risalire nel bacino del Mediterraneo e la parola eno deriva dal greco.

Il vino è parte della nostra cultura esattamente come la lingua, le tradizioni ed è sempre presente nei momenti importanti della nostra vita.

Abbiamo la tendenza ad abusare delle parole inglesi, spesso banalizzando il significato, in questa situazione dove il vino è il protagonista, ma anche l’elemento di comunione credo che sia giusto rendere onore alle nostre comuni origini anche con l’utilizzo delle parole originali corrette.

Ideale per ...?

Le enoesperinze sono perfette per tornare in contatto con la natura e con la storia.

Si prestano ad essere inserite in un progetto già esistente come esperienza completa, in un gruppo o ancora in un evento da celebrare con gli amici.

Un’attività nel vigneto può essere un’opportunità per stare insieme in compagnia, per festeggiare un compleanno insolito oppure stare insieme in un contesto gradevole ed accogliente, eppure informale.

Può diventare un’attività per intrattenere ospiti che diversamente non saprebbero cosa cercare o dove recarsi e l’opportunità per conoscere produzioni di qualità, piacevoli e valide per la salute e le persone del territorio.
E dopo il Covid-19 i vigneti e le cantine continueranno ad essere ambienti dove sarà più facile fare attivitá in piccoli gruppi, all'aria aperta ed evitare luoghi affollati.

La proposta è quindi perfetta anche come proposta di Team Building

L’attività leggera attraverso un paesaggio e l’esplorazione dell’ecosistema in cui si opera mirando ad un obiettivo futuro ben si conciliano con le attività aziendali di Team Building. Il ruolo dell’agronomo, dell’enologo e delle rispettive squadre di operatori nei vigneti è in continua sincronia rispetto alle mutevoli condizioni climatiche e ai possibili imprevisti per raggiungere gli obiettivi prefissati. La natura è parte della squadra e molto spesso non è prevedibile.

Oppure ancora...

... essere occasione di opportunità inesplorate  per diventare maggiormente consapevoli delle nostre facoltà.

L'attività di degustare può essere mirata non solo a conoscere le caratteristiche del vino, bensì a scoprire come funziona il nostro sistema visivo-olfattivo-gustativo e di come l'allenamento e la pratica affinano la capacità umana di cogliere aromi e sapori.

 

Quali altri stimoli può suscitare una enoesperienza?

Le mie proposte di enoesperienza

Sono attività di edutainment nella natura e nell’ambiente, dove è naturale ricorrere il più possibile a mezzi sostenibili come lo sono i nostri piedi, il vento in barca a vela oppure ancora i vigneti nel contesto geografico dove a piccoli passi si è costruita l’unità d’Italia.

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I vini e le DOC

I wine lovers sono turisti esigenti e prima di decidere una meta si documentano e vogliono sapere se davvero vale la pena di recarsi in un posto per un’esperienza enoturistica.

La Lombardia, eccetto poche eccezioni, non ha una fama nel mondo di destinazione enologica, anche se quasi tutte le provincie producono vino con diversi livelli di notorietà.

Le enoesperienze che propongo si effettuano nella zona occidentale e meridionale del Lago di Garda.

Valtenesi è il nome del territorio delimitato da Desenzano del Garda a sud,  Salò a nord, il lago a est e la sommità della collina a ovest e sulle etichette si possono trovare entrambe le denominazioni: Valtenesi doc oppure Riviera del Garda Classico doc.

La denominazione prevede diverse tipologie, tuttavia il focus della produzione è sul vini rosati che sul territorio vantano una lunga tradizione dovuta alla dolcezza del clima e all’influenza francese sulla vinificazione in rosa importata nei primi anni del Regno d’Italia.

L’attuale tendenza al consumo  dei vini rosa e la dimensione prevalentemente  familiare  delle cantine locali  farà della Valtenesi una destinazione privilegiata per gli estimatori del vino rosa di qualità.

A sud le colline moreniche chiamate anche Colli Storici per le battaglie combattute mirando all’unità d’Italia ospitano le denominazioni Lugana Doc, interregionale con il Veneto e San Martino della Battaglia doc.

La prima molto diffusa nel nord Italia e in Germania nella versione tradizionale propone diverse tipologie da scoprire come Superiore, Riserva, Spumante e Vendemmia Tardiva. 

La seconda propone un vino sorprendente per le sue caratteristiche organolettiche, un vino bianco dal vitigno Tokaj friulano che per una serie di eventi funesti ha finito per perdere il suo nome originale assumendo nomi diversi nelle diverse regioni del nord Italia. Una di quelle storie di cui non possiamo dirci orgogliosi, ma di certo un motivo per venire a conoscerlo e degustarlo, poiché solo poche cantine del territorio lo producono e in quantità molto limitate.

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