Contemplazione

Ci sono cose che vanno fatte lentamente, imparate lentamente, godute lentamente. E’ difficile perché “lentamente” è in controtendenza con il nostro tempo che invece è fatto di velocità, efficienza, presenza costante. Però a volte capita che una voce in fondo a noi, quasi ignorata, ci ricordi che abbiamo anche un’altra dimensione: ampia, complessa, cosmopolita, … è una dimensione oltre lo spazio e il tempo che conosciamo, è una dimensione che contiene tutto quello che è successo prima di noi e anche il nostro presente per arrivare da qualche altra parte.  Cosa succede quando degustiamo? Succede che siamo costretti a fermarci in una dimensione ormai  inconsueta.  Per degustare ci vuole il massimo dell’attenzione concentrata su pochi organi e sulle sensazioni sottili che questi ultimi ci trasmettono e poi ci vuole il tempo per la percezione immediata e per quella che arriverà tra qualche istante. Con calma, ma vigili.

Pazienza

E’ il tempo della scoperta  della lentezza e al tempo stesso della determinazione. Sempre più spesso mi capita di imbattermi  in persone che si ritengono negate per la degustazione e non contemplano che assaggiare con consapevolezza ha bisogno  di esperienza ovvero, ancora una volta di tempo e di ripetizione, una pratica necessaria, ma che quando si avvicina alla noia, può essere pericolosa perché induce alla rinuncia.  Lo ricordo alle persone che partecipano alle mie serate “non vi parlerò di profumi di fiori o frutta, perché per le prime esperienze  non è facile distinguerli e non deve essere una buona ragione per non continuare a praticare, a cercare fino a che il primo profumo diventa individuabile. Come quando si impara a camminare e non si demorde certo perché l’equilibrio è instabile, dunque si cade, ci si rialza e si riparte, instancabili vero la metà che ci siamo prefissati, operazione che ripeteremo più volte nella vita, fino a che avremo motivazione per vedere realizzati i nostri sogni.

Scoperta

Senza tutta questa lucidità quando è nata l’esperienza “trekking con il sommelier” non ho pensato a tutti questo aspetti nel dettaglio. Ho solo avuto un’intuizione pensando che mi sarebbe piaciuto molto se la stessa esperienza fosse stata proposta a me, perché fare un’esperienza del vino a piedi? Perché per conoscere i vini e le persone hai bisogno di tempo, di percepire le persone intorno a te, sia i compagni del gruppo che le persone che ti ospitano in cantina. Sono convinta che chiunque decida di visitare una cantina, più o meno consciamente è animato dalla volontà di scoprire prima di tutto un posto e delle persone e che il vino sia un compagno di viaggio per questo scopo. “Ci si viene incontro” in italiano significa ci si avvicina uno di fronte all’altro, con la precisa intenzione di facilitare all’altro questo sforzo, “ti vengo incontro” significa “faccio un pezzo del cammino nella tua direzione” per renderti più facile il compito di raggiungermi e viceversa.

Olfatto

Immergersi  nella natura è il primo passo che possiamo intraprendere per allenare tutta la complessità di cui ho parlato finora.  Godere della natura comporta la disponibilità di “perdersi”, si sentirsi fusi con il paesaggio e con i profumi dell’ambiente.  Allenare i nostri sensi, nello specifico l’olfatto, prestare loro la giusta attenzione è a sua volta un’esperienza che varia di intensità con il tempo. Tutti noi abbiamo ben presente il potere evocativo degli odori sui nostri ricordi e pagine di letteratura europea sono state dedicate a questo argomento.  Il potere dell’olfatto è straordinario, anche se entra poco nei discorsi delle persone perché appunto di presta maggiormente alla scoperta che non alla competizione. Non dovremmo mai dimenticare che alle “origini” del nostro essere umani il nostro organo olfattivo aveva il preciso compito di distinguere un cibo valido per il nostro organismo da un cibo avariato ed evitarlo a tutela della nostra salute.

Piano, piano

Un tempo che non si misura, bensì è un tempo individuale, quello che ci serve per godere appieno di un’esperienza e che finisce spontaneamente, quando l’abbiamo fatta nostra e siamo pronti per altro.