Tradotto nella realtà quotidiana e nel progetto che sto proponendo agli enoturisti, questa tendenza ha immediatamente incontrato il mio entusiasmo, tuttavia dopo qualche tempo ho iniziato a “maturare” dei dubbi, il più feroce è “com’è possibile far convivere in una unica esperienza autenticità ed effetto WOW?” Ho la sensazione che questi anni ci stiano travolgendo in una serie di stimoli spesso contrapposti, grazie alle reti sociali possiamo sempre più concentrare la nostra attenzione su temi e persone che ci interessano molto a discapito di altri che non risultano così attraenti, tuttavia mi chiedo “quanto le calamite virtuali dei nostri interessi ci consentono di mantenere attiva la nostra capacità di stupirci? E soprattutto: quanto e cosa continua a lasciarci a bocca aperta, anche dopo una vita di frequentazione?”
Naturalmente non ho risposte per tutti, però ho provato a mettere insieme due passioni, autenticamente autentiche (si potrà dire?) che, a mio modo di vedere, ti consentono di affidarti e ad abbandonare per qualche ora telefoni cellulari, strumenti di navigazione, navigazione web. In questa esperienza si naviga a vista o ancora meglio, si procede a piedi, lentamente, in compagnia, prendendosi il tempo e la disponibilità a contare sugli altri per condividere un’esperienza lontana nel tempo, ma tanto autentica quanto la terra che ci ospita. Andare a piedi, prendendosi il tempo che serve è un privilegio che nessuno di noi può più permettersi e ne abbiamo riprova quando percorriamo un percorso a piedi, inesplorato per anni, abbastanza vicino alle nostre abitazioni. Come è possibile che non conosciamo più lo spazio, anche a pochi chilometri da casa?
Allora, proviamo ad approfittare della nostra vacanza per fare esperienze autentiche, gli ingredienti sono la terra e il nostro corpo, l’esperienza è data dall’osservazione di azioni che spontaneamente compiamo in modo automatico, ma che non facciamo quasi più… come camminare nella natura, annusare l’aria o essere colpiti da un odore o da un profumo… percepire la temperatura tiepida sulla pelle e l’aria in percorsi in parte soleggiati e in parte in ombra… osservare gli spazi intorno, le fioriture, i colori, le coltivazioni, avete mai riflettuto sull’impressione che vi fa uno spazio nuovo il primo giorno di vacanza rispetto ai successivi? E quando l’esperienza diventa faticosa? Sappiamo ancora sopportare le salite? Il clima troppo caldo, la sete, la stanchezza?
Forse quando arriveremo in cima alla collina non avremo proprio il trucco perfetto per il selfie e chi ci vedrà forse non dirà “wow”, siamo disposti correre il rischio? Le mete della mia wine experience prevedono ricompense gratificanti: paesaggi esclusivi, decorazioni naturali sulle tonalità del verde come prati, alberi e vigneti, tutto autentico, poi… c’è l’aspetto enogastronomico: vini prodotti dalle cantine che visitiamo, affettati e formaggi prodotti sul territorio da piccoli produttori che spesso allevano o controllano direttamente l’origine degli allevamenti, pane del fornaio locale. Tutto autentico, tutto da conoscere e tutto da scoprire, tutto o molto vicino a come si produceva molti anni fa, a km zero o poco più perché per i nostri produttori c’è un altro elemento di autenticità: ci mettono la faccia … e anche molto cuore.